L’investimento del momento? Il Data Center. Ne stanno spuntando un po’ ovunque, i grandi fondi ne stanno finanziando la costruzione, a prescindere dalle necessità immediate, tanto serviranno. Anche la politica ne ha annusato l’importanza e tanti volti in cerca di visibilità ci si sono buttati a capofitto. I Data Center sembrano elementi di progresso, a prescindere. Ma è davvero così? Non è che ci sia un lato oscuro?
Ognuno di noi ha un cassetto pieno di chiavette USB, con backup di PC che non osiamo cancellare, migliaia di foto che non rivedremo mai, documenti obsoleti. La parte utile è minima, sempre sull’ultima chiavetta sviluppata. I Data Center sono così, ma le chiavette non consumano energia, finché stanno nel cassetto. I Data Center invece richiedono una quantità spaventosa di energia per stare accesi e mantenere lo stesso ciarpame digitale. Un DC di medie dimensioni può consumare 2 MW, come una cittadina di 4000 abitanti, industrie comprese.
Se poi parliamo di DC per l’Intelligenza Artificiale, con GPU a sfascio, uno medio può consumare anche 8-9 volte tanto, dai 15 ai 18 MW!Ma questo consumo spropositato vale la pena? Date un’occhiata alla torta che ho costruito sulla base dei dati forniti dalle fonti riportate qui sotto. Tenete conto che sono medie, quindi badate al sodo più che alla precisione. I dati attivi sono solo il 7%, tra cui un’elevata quota di reel di gattini, TikTok ecc. (di questa parte vedete la scomposizione di dettaglio nella torta piccola centrale); 38% di copie duplicate e riduplicate; 22% di dati freddi (potenzialmente leggibili, ma che nessuno leggerà forse mai); 33% dark data, cioè dati che un’organizzazione conserva ma di cui nessuno conosce davvero il contenuto, il valore o l’uso. Registrazioni di telecamere di sorveglianza, dump di macchine di produzione, file che nessuno osa cancellare ma non rivedrà mai. Costi scaricabili del materiale digitale.
Se un’area attorno a una grande città ha bisogno di nuove stazioni elettriche ad altissima tensione e cavi interrati per alimentare i server, i costi vengono inizialmente sostenuti da Terna. Terna, tuttavia, recupera gli investimenti inserendoli nelle tariffe di trasmissione della bolletta elettrica di tutti i consumatori italiani. Inoltre, poiché la rete deve rimanere in equilibrio perfetto secondo per secondo, accendere le centrali a gas di riserva a mezzanotte per coprire i server (mentre il fotovoltaico è spento) genera costi operativi elevatissimi. Questi costi di “bilanciamento” gravano sui servizi di rete che paghiamo in bolletta. Se la politica concede sconti fiscali o oneri urbanistici agevolati ai costruttori, il Comune incassa meno denaro. Di conseguenza, le amministrazioni devono compensare quelle entrate mancate aumentando le tasse locali o tagliando i servizi ai residenti. Nonostante ciò, la politica sembra non accorgersene, e gli aspiranti a future cariche fanno a gara per agevolare i progetti di società per lo più straniere, fingendo di non sapere che gli investimenti infrastrutturali li paga, come al solito, Pantalone, cioè noi. Un Data Center consuma tanta energia che non abbiamo e, di norma, non ha ricadute occupazionali proporzionate agli impatti energetici. Il Corriere Energia stima che i soli DC a sud di Milano consumeranno come l’intera città di Bologna (*).
Dato che di dati ci sarà dato campare, dobbiamo pensare alla mitigazione di questi inconvenienti.
La prima e maggiore precauzione, sarebbe eliminare fisicamente i dati inutili, che rappresentano la stragrande maggioranza del contenuto dei DC. Ci vorrebbe una legge che imponga, ad esempio, di cancellare automaticamente i dati dopo un tempo vita utile, determinato sulla base della natura dei dati stessi.
La seconda e, forse, più interessante iniziativa, potrebbe consistere nella rinuncia alla centralizzazione dei dati, quindi dei DC tout-court , tramite l’adozione di edge computer locali , anche abilitati all’AI, come, ad esempio, quelli standardizzati proposti da Smart Buildings Alliance Italia . Questa soluzione comporterebbe due enormi vantaggi aggiuntivi: farebbe risparmiare un sacco di banda, cioè trasmissioni di dati dalla periferia al centro e viceversa; e consentirebbe di salvaguardare privacy e sicurezza delle informazioni, lasciandole nel dominio che le ha generate, trasmettendo solo quello che serve, quando serve e in forma sintetica.
La terza soluzione è costruire i Data Center in aree lontane dai centri abitati e dalle zone paesaggisticamente sensibili, ad esempio nel mare. Mentre le multinazionali occidentali arrestano progetti come il Natik, la Cina sta investendo cifre da capogiro in DC subacquei (**), che offrono numerosi vantaggi: non consumano terreno; non richiedere di condizionamento di temperatura (-22% di consumo); offrono minore incidenza dei guasti grazie all’atmosfera passiva e sigillata.
Ing. Ernesto Santini
socio fondatore SBA Italia
* https://www.corriere.it/economia/energie/26_giugno_11/data-center-lombardia-milano-consumi-8fa5d94b-b97d-4441-b4dd-e41cd3897xlk.shtml
** https://www.ilsole24ore.com/art/dalla-cina-scatta-corsa-data-center-subacquei-e-piu-sostenibili-AJwQhtK