Il Vicepresidente di Smart Buildings Alliance racconta uno dei focus del working group incentrato proprio sulla definizione delle architetture di sistema dell’edificio intelligente, della Smart City e della Smart Grid

 

 

Il lavoro del WG1 “Architetture” è dedicato alla definizione delle architetture di sistema relativamente all’edificio intelligente, alla Smart City e alla Smart Grid. Quando si parla di questi soggetti, l’attenzione è stata quasi sempre concentrata sull’aspetto tecnologico, come se una loro definizione “ingegneristica” ne esaurisca la natura e lo scopo. In realtà tutto quello che facciamo, in sostanza l’obiettivo di Smart Buildings Alliance, consiste nella creazione delle condizioni per lo sviluppo, la manutenzione e l’evoluzione dei servizi per l’uomo e per la società, usando la tecnologia come fattore abilitante all’interno di un progetto più ampio, che richiede pertanto una visione altrettanto larga. Questa visione deve quindi contenere, oltre agli aspetti puramente tecnologici, anche la definizione di topologie di rete, geografie di sistema e dei loro importanti confini; l’identificazione della proprietà delle parti; chi è responsabile della prestazione dei servizi, dell’uso e della  manutenzione. Quando si parla di servizi, si parla anche di contratti: chi fa cosa e per chi, dove e fino a dove, quando e come, e la definizione di un’architettura globale di sistema contribuisce profondamente allo sviluppo corretto di questi elementi. In quest’ottica la tecnologia, se non un ‘male necessario’, è un fattore abilitante ma accessorio, sicuramente transitorio, dato che è legato a una rapida evoluzione. Sappiamo che appena si cerca di standardizzare una tecnologia, essa è già superata nel mercato. Detto in altri termini, morto un re tecnologico se ne fa un altro, ma il regno, cioè l’architettura, resta più a lungo, almeno fino a che mutano i fattori sociali, ambientali e culturali.

 

 

Quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine del vostro WG all’interno di Smart Buildings Alliance?

 

 

“Il WG1 lavora da circa un anno e in breve tempo ha già generato un primo importantissimo documento che influenza le attività delle altre commissioni di lavoro. In pratica abbiamo definito in termini di interfacce tecnologiche quali sono i confini di sistema tra parte pubblica, parte di proprietà condivisa (ad esempio il condominio) e parte privata. L’importanza di questo documento, accessibile liberamente sul sito di SBA Italia, risiede nel fatto che abbiamo fatto coincidere i confini di proprietà con i confini di responsabilità e con i confini tecnologici, rendendo così facile ed intuitiva la definizione di chi fa cosa e dove. In questo modo evitiamo completamente le molte ambiguità che sono nate in questi anni, soprattutto nel campo della comunicazione digitale; semplifichiamo le infrastrutture tecnologiche e ne riduciamo il costo; favoriamo le decisioni operative, che sono il vero motore del progresso sociale e materiale. Una società che non decide nulla si spegne. Gli obiettivi a lungo termine sono legati a questa consapevolezza: le architetture devono anzitutto ampliarsi, e ne terremo conto includendo i nuovi soggetti che si vengono a creare, come ad esempio il quartiere; gli aggregati urbani; le comunità; le grid energetiche di varia natura; i servizi centralizzati o delocalizzati per la persona o la società”.

 

 

E quali i progetti che avete sviluppato di recente o che avete in cantiere per il prossimo futuro?

 

 

“A livello di WG1, ma anche a livello di SBA Italia, ci stiamo impegnando per favorire la realizzazione di due importanti obiettivi: la diffusione della certificazione R2S (Ready to Service) che attesta la connettibilità dell’edificio e la sua interoperabilità con il mondo esterno; e l’utilizzo del rifacimento delle colonne montanti elettriche vetuste (edifici ante 1970) come opportunità per disporre in parallelo, nell’ambito dello stesso intervento, delle montanti digitali multiservizio in fibra ottica, risolvendo in modo efficiente e performante il problema della connessione dell’ultimo metro non solo per l’utente ma anche dell’edificio nel suo complesso. Le colonne montanti devono essere predisposte anche per rendere attuabile la gestione delle fonti rinnovabili e lo stoccaggio di energia, nell’ottica dell’autoconsumo e delle comunità energetiche. Inoltre questo intervento predispone i punti di distribuzione di tutte le utenze (luce acqua, gas, comunicazioni) sul confine appropriato, in funzione della proprietà e della responsabilità di esercizio”.

 

 

Quanto conta questo ambito di appartenenza nel contesto del grande scenario degli edifici intelligenti?

 

 

“SBA Italia è diventata, in poco più di un anno, un riferimento autorevole e attento alle evoluzioni tecnologiche e sociali non solo per i decisori pubblici o privati, ma anche per il semplice utente medio. C’è bisogno di qualcuno che, essendo esperto, parli a chi non è del mestiere in modo semplice e comprensibile, mostrando opportunità e rischi. Questo è particolarmente vero per l’edificio intelligente, che si sta avviando a diventare un hub di servizi verso la persona e verso la comunità. Bisogna comprendere che non possono esistere Smart City o Smart Grid se non ci sono Smart Building. La riqualificazione degli edifici esistenti in questa direzione non solo è obbligatoria, ma costituisce anche una grande opportunità per il rilancio del Paese”.

 

 

Ernesto Santini
VicePresidente Smart Buildings Alliance e coordinatore WG1 Architetture

 

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